Torino Jazz Festival 2016: quando la musica incontra l'arte
10 giorni all’insegna della contaminazione, per una festa in tutta la città. Da Roy Paci a Enrico Rava, tra Music on the river e spazio Fringe. Dal 22 aprile al primo maggio
Si preannuncia un’edizione straordinaria quella che vedrà ilTorino Jazz Festival invadere di suoni e arte Torino da venerdì 22 aprile a domenica 1 maggio.
Suggestioni e fascino assicurati per una dieci giorni che, oltre ad allungarsi coprendo due ponti vacanzieri strategici, dimostra di essere ormai divenuto un appuntamento classico, positivamente radicato sul territorio con capillarità. Location centrali torneranno a essere piazza Castello e piazza Vittorio, con la consueta appendice sulle rive del Po
perMusic on the river; il Quadrilatero, scenario della grande festa del jazz prevista per il 30 aprile, giornata mondiale Unesco per il jazz, a cui si somma una gustosa anteprima in zona Vanchiglia, che porterà una notte bianca in jazz dalle 17 in avanti del 16 aprile.
«È un programma più ricco degli altri anni – ha commentato il direttore artistico Stefano Zenni – avremo concerti di grande qualità, tre giorni di anteprime e 600 musicisti provenienti da tutto il mondo. E poi abbiamo un legame tematico che attraversa tutti i rivoli della manifestazione: il dialogo con le altre arti. Il jazz ha cambiato le carte dell’arte nel ‘900: letteratura, poesia, danza… per vocazione è sempre stato in dialogo con le altri arti».
All’insegna della contaminazione artistica, il jazz toccherà così il teatro e la letteratura, ma anche la danza, i musei, e il cinema. Zenni ha ricordato alcuni eventi del main stage, comel’omaggio a Charlie Parker con un testo che gli è molto vicino, di Julio Cortazar, reinterpretato da Francesco Cafiso, l’artista italiano che meglio riprende la lezione di The Bird, in uno spettacolo a cura di Vinicio Marchioni.
Anche l’arte contemporanea sarà intrecciata con il jazz grazie a Battista Lena e allo spettacolo che vedrà mescolati la banda Città di Alba e i musicisti jazz immersi nelle pitture industriali di Pinot Gallizio, anticipatore dell’arte astratta. Se parteciperanno al festival il MAO e la Fondazione Sandretto, non sarà da meno il cinema Massimo, con un evento in anteprima europea, la proiezione di Birdman alla presenza del batterista che ne ha suonato la particolarissima colonna sonora, fatta di un solo lungo assolo di batteria, che gli spettatori potranno ascoltare dal vivo.
Numerose anche le produzioni originali, sempre sulla scorta della pluralità di linguaggi e culture. E se da Roy Paci si passerà a suoni cubani, e con Fabrizio Bosso si rivivra il mito diDuke Ellington, il 25 aprile si celebrerà invece, come consuetudine del jazz festival, la liberazione, con un’orchestra tutta pugliese il pomeriggio e lo speciale Pulse la sera.
Numerose anche le produzioni originali, sempre sulla scorta della pluralità di linguaggi e culture. E se da Roy Paci si passerà a suoni cubani, e con Fabrizio Bosso si rivivra il mito diDuke Ellington, il 25 aprile si celebrerà invece, come consuetudine del jazz festival, la liberazione, con un’orchestra tutta pugliese il pomeriggio e lo speciale Pulse la sera.
Con orgoglio Zenni ha sottolineato la crescita dello spazio dedicato ai giovani talenti del jazz italiano, che si esibiranno in orchestra il 30 aprile, evento patrocinato dal Miur e per il quale si ventila la diretta di Radio3. Inoltre la collaborazione con la Juilliard School, la scuola di musica più famosa al mondo con un importante dipartimento jazz diretto da Wynton Marsalis, sarà come sempre presente con i suoi docenti e allievi, e per il primo anno darà vita a uno scambio grazie al quale gli studenti di jazz del conservatorio di Torino saranno ospitati negli Stati Uniti a ottobre.
Max Casacci la parola per raccontare l’innovativo progetto Pulse, jazz in the city, che caratterizzerà questa edizione del Festival. «Da sempre il mondo jazz torinese esprime eccellenze, e lo fa anche nel campo meno noto della musica elettronica – ha spiegato il musicista e produttore – per questo abbiamo appoggiato una progettualità visionaria coniugando questi due mondi musicali e mettendoli a dialogo con i suoni della città. Abbiamo girato sui mezzi pubblici e registrato i suoni delle fontane, del mercato, lo schiocco dello scambio dei binari del tram e il ritmo dell’applauso dello stadio. Lo abbiamo chiamato Pulse perché alla frenesia tipica del jazz che il termine sottende noi abbiamo sostituito il suono metropolitano che tutti abbiamo nelle orecchie. Sarà un misto di progettazione e improvvisazione che intreccerà i suoni degli strumenti con quelli della città».
Si preannuncia un’edizione straordinaria quella che vedrà ilTorino Jazz Festival invadere di suoni e arte Torino da venerdì 22 aprile a domenica 1 maggio.
Suggestioni e fascino assicurati per una dieci giorni che, oltre ad allungarsi coprendo due ponti vacanzieri strategici, dimostra di essere ormai divenuto un appuntamento classico, positivamente radicato sul territorio con capillarità. Location centrali torneranno a essere piazza Castello e piazza Vittorio, con la consueta appendice sulle rive del Po perMusic on the river; il Quadrilatero, scenario della grande festa del jazz prevista per il 30 aprile, giornata mondiale Unesco per il jazz, a cui si somma una gustosa anteprima in zona Vanchiglia, che porterà una notte bianca in jazz dalle 17 in avanti del 16 aprile.
«È un programma più ricco degli altri anni – ha commentato il direttore artistico Stefano Zenni – avremo concerti di grande qualità, tre giorni di anteprime e 600 musicisti provenienti da tutto il mondo. E poi abbiamo un legame tematico che attraversa tutti i rivoli della manifestazione: il dialogo con le altre arti. Il jazz ha cambiato le carte dell’arte nel ‘900: letteratura, poesia, danza… per vocazione è sempre stato in dialogo con le altri arti».
All’insegna della contaminazione artistica, il jazz toccherà così il teatro e la letteratura, ma anche la danza, i musei, e il cinema. Zenni ha ricordato alcuni eventi del main stage, comel’omaggio a Charlie Parker con un testo che gli è molto vicino, di Julio Cortazar, reinterpretato da Francesco Cafiso, l’artista italiano che meglio riprende la lezione di The Bird, in uno spettacolo a cura di Vinicio Marchioni.
Anche l’arte contemporanea sarà intrecciata con il jazz grazie a Battista Lena e allo spettacolo che vedrà mescolati la banda Città di Alba e i musicisti jazz immersi nelle pitture industriali di Pinot Gallizio, anticipatore dell’arte astratta. Se parteciperanno al festival il MAO e la Fondazione Sandretto, non sarà da meno il cinema Massimo, con un evento in anteprima europea, la proiezione di Birdman alla presenza del batterista che ne ha suonato la particolarissima colonna sonora, fatta di un solo lungo assolo di batteria, che gli spettatori potranno ascoltare dal vivo.
Numerose anche le produzioni originali, sempre sulla scorta della pluralità di linguaggi e culture. E se da Roy Paci si passerà a suoni cubani, e con Fabrizio Bosso si rivivra il mito diDuke Ellington, il 25 aprile si celebrerà invece, come consuetudine del jazz festival, la liberazione, con un’orchestra tutta pugliese il pomeriggio e lo speciale Pulse la sera.
Numerose anche le produzioni originali, sempre sulla scorta della pluralità di linguaggi e culture. E se da Roy Paci si passerà a suoni cubani, e con Fabrizio Bosso si rivivra il mito diDuke Ellington, il 25 aprile si celebrerà invece, come consuetudine del jazz festival, la liberazione, con un’orchestra tutta pugliese il pomeriggio e lo speciale Pulse la sera.
Con orgoglio Zenni ha sottolineato la crescita dello spazio dedicato ai giovani talenti del jazz italiano, che si esibiranno in orchestra il 30 aprile, evento patrocinato dal Miur e per il quale si ventila la diretta di Radio3. Inoltre la collaborazione con la Juilliard School, la scuola di musica più famosa al mondo con un importante dipartimento jazz diretto da Wynton Marsalis, sarà come sempre presente con i suoi docenti e allievi, e per il primo anno darà vita a uno scambio grazie al quale gli studenti di jazz del conservatorio di Torino saranno ospitati negli Stati Uniti a ottobre.
Max Casacci la parola per raccontare l’innovativo progetto Pulse, jazz in the city, che caratterizzerà questa edizione del Festival. «Da sempre il mondo jazz torinese esprime eccellenze, e lo fa anche nel campo meno noto della musica elettronica – ha spiegato il musicista e produttore – per questo abbiamo appoggiato una progettualità visionaria coniugando questi due mondi musicali e mettendoli a dialogo con i suoni della città. Abbiamo girato sui mezzi pubblici e registrato i suoni delle fontane, del mercato, lo schiocco dello scambio dei binari del tram e il ritmo dell’applauso dello stadio. Lo abbiamo chiamato Pulse perché alla frenesia tipica del jazz che il termine sottende noi abbiamo sostituito il suono metropolitano che tutti abbiamo nelle orecchie. Sarà un misto di progettazione e improvvisazione che intreccerà i suoni degli strumenti con quelli della città».
Alessandra Chiappori
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