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domenica 17 aprile 2016

Gli appuntamenti di domenica e lunedì: Mariotti dirige Mahler


Dal teatro alla musica, una selezione degli eventi in programma in città per decidere, anche all'ultimo minuto, come trascorrere la serata

Del Teatro Comunale, che due giorni fa ha sbaragliato la Scala e l’Opera di Roma al Premio Abbiati della critica (miglior regia, costumi e novità italiana per “Elektra”, “Jenufa” e “Suono Giallo”), Michele Mariotti sarà fino al 2018 la punta di diamante. Direttore musicale vigile sulle sorti del teatro (ama ripetere: «Sarte e maschere, là dentro conosco tutti e tutti m’hanno visto crescere») e ligio alla costruzione del suo suono, la bacchetta pesarese non ha mai voluto compiere passi avventati né rincorse sui colleghi. Così si spiega perché fino ad oggi non abbia ancora eseguito Gustav Mahler, il debutto che finalmente lo attende domenica sera alle 20.30 al Manzoni, nei “Lieder eines fahrenden Gesellen” (Canti di un viandante), assieme alla Sinfonia n.2 e alla Leonore di Beethoven. In quest’incontro sonoro con la caducità del mondo, Mariotti ha voluto Nicola Alaimo, indicato anch’egli dalla commissione Abbiati come miglior voce maschile 2015. In una sola serata, quindi, sono radunati idealmente quattro premi delle tredici categorie scelte dalla critica italiana. Un trionfo per Bologna, in tempi di cronici timori per i tagli al personale, e un successo anche per Nicola Sani, che nel 2015 esordiva da sovrintendente.

Doppio Carboni. Torna finalmente nella sua Bologna, Luca Carboni, quella che considera «una regola» e che continua a cantare ancora oggi. Doppia data per il cantautore nato e cresciuto sotto le Torri, domenica e lunedì all’Estragon (ore 21, tutto esaurito per la prima data, biglietti a 34,50 euro lunedì). L’occasione è l’ultimo album, “Pop-up”, disco fortunato in cui Carboni ha allargato il suo repertorio ai suoni elettropop e a uno sguardo alla musica indipendente, come dimostrano le collaborazioni con Alessandro Raina degli Amor Fou su “Bologna è una regola” e con Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti per “Luca lo stesso”, vale a dire i due singoli estratti dall’album. Questa sarà poi anche la formula con cui con la band live sta riproponendo anche i vecchi successi, sullo sfondo una scenografia sul palco che richiama la pop art e l’immaginario culturale anni ‘80. In scaletta, naturalmente, non solo i brani di “Pop-up” ma anche i successi di una carriera lunga ormai 35 anni, con alcune sorprese ripescate dai cassetti della memoria come “Il mio cuore fa ciock”, che dal vivo Carboni non proponeva da una ventina d’anni.

Gigliola Cinquetti. Lunedì sul palco del Bravo Caffè (ore 22) arriva un pezzo di storia della musica leggera, Gigliola Cinquetti, che era ancora minorenne quando nel 1964 vinse il festival di Sanremo con “Non ho l’età”, uno dei più grandi successi della canzone italiana, e subito dopo fece il bis al festival dell’Eurovisione. Nei decenni seguenti la cantante veronese s’è confermata con hit a non finire, lasciando periodicamente il ruolo per proporsi, con efficacia, come conduttrice e opinionista tv, scrittrice e giornalista. Resta un’ottima cantante, nonchè una donna affascinante, ora che presenta “20.12”, il nuovo album pop che è stato preceduto dal singolo “Lacrima in un oceano”, accompagnata da un sestetto di musicisti. In repertorio anche i vecchi successi, ma le nuove canzoni presentano una Cinquetti impegnata in nuovi percorsi melodici.

Gli archi dei Berliner. Non sono quattro violini, due viole e due violoncelli comuni, quelli che lunedì saliranno sul palco del Teatro Manzoni alle 20.30 per la stagione di Musica Insieme. I Berliner Philharmoniker Streichoktett portano infatti nel nome il seno glorioso della loro formazione. Gli otto archi, insieme dal 1994, saranno i protagonisti di un concerto cameristico di rara programmazione: all’Ottetto in mi bemolle maggiore del sedicenne Mendelssohn, infatti, saranno accostati i Doppi Quartetti di Louis Spohr, cultore semisconosciuto della sinfonia contemporanea a Schubert e Beethoven. Eppure, fu anche grazie a lui se la musica strumentale tedesca riuscì a garantirsi un’indiscussa egemonia musicale nell’Ottocento. E con Spohr, il primo a usare la bacchetta sul podio, s’inaugurò pure la moderna silhouette del direttore d’orchestra.

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